Tutta la bontà delle albicocche del Vesuvio nelle conserve di Casa Marrazzo, per gustarle tutto l’anno

Albicocche del vesuvio di casa marrazzo
Molto dolci e delicate, vengono selezionate e raccolte al giusto punto di maturazione, a partire dalla metà di giugno, prima di essere lavorate e conservate in una soluzione di acqua e zucchero senza altre aggiunte

La Campania è la più importante regione italiana per quanto riguarda la coltivazione delle albicocche, con una produzione che si attesta su quasi 50mila tonnellate di frutti, di cui circa l’80% proviene dall’area del Vesuvio.

Sono proprio le albicocche del Vesuvio, dette anche “crisommole”, quelle prescelte da Casa Marrazzo 1934 per le conserve in sciroppo. Molto dolci e delicate, vengono selezionate e raccolte al giusto punto di maturazione, a partire dalla metà di giugno, prima di essere lavorate e conservate in una soluzione di acqua e zucchero, senza altre aggiunte.

Le varietà che rientrano nella definizione di “crisommole”, data la natura vulcanica del terreno, ricco in minerali e potassio, hanno un sapore unico e caratteristico. A effettuare una distinzione tra le albicocche del Vesuvio e le altre è, nel 1583, lo scienziato napoletano Gian Battista Della Porta, che nell’opera “Suae Villae Pomarium”, divide le albicocche in due grandi gruppi: le Bericocche di forma tonda, con la polpa molle, bianca e aderente al nocciolo, e le Chrisomele (dal greco chrisomelos, ovvero mele d’oro), con la polpa non aderente al nocciolo, molto colorate, soavi e più pregiate. Ma la presenza dell’albicocco alle pendici del Vesuvio è documentata già nel I° secolo d. C. negli scritti di Plinio il Vecchio.

Tutta la bontà delle albicocche del Vesuvio, insignite del marchio PAT, è conservata perfettamente dall’azienda dell’agro nocerino-sarnese, in barattoli che mantengono la freschezza del prodotto per gustarle in ogni momento dell’anno (clicca qui per acquistarle).