La dura vita del pomodorino del piennolo…sempre appeso ad un filo.

Piennolo di Casa Marrazzo
Si sà, la cultura del popolo napoletano è ricca di allegorie e creatività lessicali. E allora perché piennolo? La dura vita del pomodorino del piennolo…sempre appesa ad un filo. Nel dialetto della nostra bella Napoli la parola “piennolo” significa pendolo e questo dovrebbe già farci intuire qualcosa.

I pomodorini del piennolo sono diventate delle vere e proprie star del “food carpet”, da sempre conosciuti come alleati strategici degli spaghetti li ritroviamo ovunque: bruschette con pomodorini del piennolo, sugo fresco di pomodorini del piennolo, pizza con pomodoro del piennolo e addirittura ad arricchire e secondi piatti di pesce. Insomma un vero e proprio jolly in cucina che sa stimolare la creatività di qualsiasi chef.

Adorato da pizzaioli e chef il Pomodorino del Piennolo è un prodotto DOP dal sapore inconfondibile e ricco di qualità tutte da godere. Questa piccola bacca rossa, capace di far impazzire qualsiasi palato, è disponibile in commercio in diverse forme: passata, a pacchetella o al naturale, e ovviamente venduta sul classico piennolo.

Ma il “piennolo” che cosa è? Un nome, un luogo, una qualità? Vediamo un po’…

Si sà, la cultura del popolo napoletano è ricca di allegorie e creatività lessicali. E allora perché piennolo? Nel dialetto della nostra bella Napoli la parola “piennolo” significa pendolo e questo dovrebbe già farci intuire qualcosa. I contadini della costiera Amalfitana creavano ( e lo fanno tutt’oggi) splendide architetture dalle sfumature rosso ambrate realizzate dai pomodorini del luogo conservati “al filo” e lasciati penzolare dagli archi e dalle bianche volte delle tipiche case mediterranee.

Altre denominazioni molto conosciute di questa tecnica di conservazione sono “spunzillo” o “nzerta”. Insomma è chiaro… il pomodorino del piennolo trascorre la maggior parte della sua vita appeso ad un filo! Il Pomodorino del Piennolo del Vesuvio DOP è dotato di caratteristiche morfologiche identitarie ben riconoscibili.

Prima di tutto è “il più bello” tra tutti i pomodorini. Immediatamente spicca il suo colore rosso vermiglio, che molti esperti attribuiscono alla vicinanza al vulcano. Piccolo nelle dimensioni presenta un diametro medio di circa 3 cm. Il pizzo pronunciato all’apice stilare è la sua principale caratteristica di riconoscimento e anche i fianchetti sono ben pronunciati. La buccia coriacea e una polpa della consistente: tutte queste caratteristiche permettono al pomodorino di rimanere appeso al piennolo superando l’inverno fino all’inizio dell’estate.

Il miracolo che compie questo ortaggio infatti è quello di appassire lentamente senza marcire. Questo lungo periodo di conservazione caratterizzato da una lenta disidratazione dona alla bacca una sapidità concentrata e affinata; così il pomodorino del piennolo diventa il protagonista indiscusso della cucina napoletana in una variazione di infinite specialità.

Conservazione del pomodorino del Vesuvio

Un pomodorino dal gusto straordinario

Conosciamo adesso il suo gusto: è decisamente saporito, a tal punto da poterlo gustare da solo singolarmente come fosse uno snack. Presenta al palato punte dolci che si caratterizzano poi nel tipico gusto acidulo e salino. Il segreto di questo gusto deciso e particolare è sicuramente merito dell’abbondanza di sole, del terreno vulcanico ricco di concentrazioni di sali minerali e zuccheri, ma anche delle particolari tecniche di coltivazione.

Il pomodorino del Piennolo viene coltivato sui terrazzamenti del versante amalfitano delle colline dei Monti Lattari. I comuni che storicamente coltivano questo rubino partenopeo sono: Praiano, Furore, Conca dei Marini e nelle frazioni alte di Positano e Amalfi.

Il Corbarino invece, è il pomodorino coltivato nelle aree collinari del Chiunzi tra i comuni di S.Egidio del Monte Albino e Crobara da cui appunto prende il nome. Tutte le caratteristiche organolettiche di questo tipo di pomodorini “a piennolo” dipendono dunque dall’ambiente collinare esposto verso il mare con una quota media m. 250 s.l.m., dalla tecnica di allevamento “ a capanno”, caratterizzata da piccole costruzioni dette “ puntilli”, con supporti verticali per circa 3 file di canne in orizzontale dove vengono legate le “ piantine” di pomodoro che man mano crescono e si arrampicano e, ovviamente, dal tipo di conservazione al filo.

La notevole escursione termica favorisce l’intenso arrossamento della buccia, mentre la coltivazione su terreni di origine vulcanica conferisce elevata sapidita’ e notevole consistenza a questi deliziosi frutti. Insomma, la nostra star del food carpet affronta la sua impareggiabile notorietà dopo un lungo periodo appeso ad un filo. Questa è la dura vita del pomodorino del piennolo, ecco perché, dalla pizza agli spaghetti una volta assaggiato, sarà difficile farne a meno.

 

Piennolo rosso di Casa MarrazzoPiennolo giallo di Casa Marrazzo

PiennoRè DOP e passata del Piennolo

Casa Marrazzo trasforma questo straordinario pomodoro in diversi prodotti.  in Il “Pienno Re” viene realizzato utilizzando uno dei più antichi e tipici prodotti dell’agricoltura campana: il pomodoro del Piennolo del Vesuvio DOP.  Selezionato e pelato da mani esperte prima di essere tagliato a fette e conservato come una volta. E’ uno degli ingredienti più rappresentativi della cucina mediterranea.

Anche la passata del Piennolo del Vesuvio DOP viene realizzata con il pomodoro del Piennolo del Vesuvio DOP. Selezionato con attenzione e lavorato con estrema cura da artigiani del sapore, viene poi trasformato in passata di pomodoro.

Passata di pomodorino del piennolo del Vesuvio DOP